Presentazione volume Viesti

Vi è ormai il più ampio consenso sul fatto che senza un significativo sviluppo dell’industria è difficile immaginare una crescita o anche il solo mantenimento dei livelli di benessere del Mezzogiorno. E, d’altra parte, senza una ripresa dello sviluppo del Mezzogiorno, a iniziare dalla sua base industriale, è difficile attendersi una vera ripresa per l’Italia.

 

 Il Sud continua a rappresentare, infatti, un mercato di sbocco fondamentale per la produzione nazionale: ancora oggi, stando a recenti stime, accoglie il 26,5% della produzione del Centro Nord (contro un peso pari al 9,1% degli altri paesi dell’Unione Europea). Si calcola, inoltre, che 100 euro di investimenti al Sud attivino produzione per 40 euro nel Centro Nord.

 

Non sembrano, d’altro canto, attenuarsi i sintomi di una profonda crisi strutturale e sono anzi evidenti i segnali, se non di una desertificazione industriale, certamente di una progressiva contrazione del peso della manifattura meridionale, sceso all’8% del valore aggiunto totale, e a un ridimensionamento della capacità produttiva (- 30% rispetto ai primi anni Duemila).

 

Sono questi i motivi che hanno indotto la Fondazione Mezzogiorno Tirrenico ad affidare al CERPEM di Giancarlo Viesti un approfondimento che, guardando anche alle principali esperienze internazionali, mettesse in luce gli indirizzi ai quali deve ispirarsi una nuova politica di industrializzazione del Mezzogiorno i cui capisaldi siano l’attrazione di nuovi investimenti, la crescita dimensionale delle imprese, l’innovazione, l’internazionalizzazione, lo sviluppo di cluster tecnologici.

 

I risultati dello studio permettono di sciogliere subito un dubbio. E’ illusorio provare a forzare l’industrializzazione con forti dosi di incentivazione senza che si creino nei territori condizioni orizzontali, contestuali, favorevoli all’impresa. E’ questo un insegnamento che appare ormai acquisito da tempo dalla storia economica italiana. Ma può essere altrettanto illusorio confidare negli effetti automatici di condizioni di contesto in miglioramento, senza politiche dirette che favoriscano le trasformazioni strutturali: i processi di cambiamento industriale rischiano di essere lentissimi, come si è visto negli anni più recenti, o, addirittura, di non avviarsi mai. Semplicemente, serve intervenire contemporaneamente tanto sulle condizioni dell’ambiente “esterno alla fabbrica” in cui le imprese operano, quanto sulle condizioni “interne alla fabbrica”.

 

Ma c’è un altro punto che la ricerca mette bene in luce. Non basta uno strumento unico per realizzare una strategia complessa, non esiste alcun “silver bullet”. Come  emerge dalla stessa esperienza internazionale, occorre una gamma di interventi integrati e di strumenti fra loro coordinati,  guidati  da una regia nazionale che ne rafforzi l’effetto di insieme.

 

Prospettive nuove e interessanti si stanno profilando con la rapida diffusione anche in Italia del fenomeno noto come Industria 4.0, in cui le tecnologie digitali porteranno alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. E’ importante che il Mezzogiorno sappia cogliere le opportunità offerte da queste nuove sfide ed è altrettanto importante che alcune regioni del Sud  - la Campania prima di tutte- si stiano candidando come “regioni pilota”,  varando una serie di provvedimenti a favore degli investimenti del tutto coerenti con quelli messi a punto nella strategia nazionale: dagli iper-ammortamenti, al credito d’imposta incrementale per la ricerca, a un più largo uso dei contratti di sviluppo, alla finanza a supporto delle nuove iniziative.

 

                                                                                               Giuseppe Rosa

                                                                             Presidente Fondazione Mezzogiorno