Presentazione volume Beni Culturali

INTRODUZIONE

 

Con questo studio la Fondazione Mezzogiorno Tirrenico si propone di inquadrare limiti e potenzialità presenti nei processi di valorizzazione economica, imprenditoriale e sociale del patrimonio culturale di cui è storicamente dotata la Campania.

Strettamente correlato al patrimonio, si è sedimentato in regione un insieme composito di industrie culturali e creative. I dati mettono in rilievo  l’importanza di queste attività sotto il profilo della numerosità delle imprese coinvolte (circa 38 mila, più di un quinto di quelle meridionali e circa il 7% di quelle nazionali), della produzione generata (circa 2 miliardi di euro), dell’elevata capacità di attivazione dell’intera economia regionale, con un  “moltiplicatore” che si stima essere pari a 1,7. Ampia è la dotazione di capitale intangibile (ricercatori, brevetti, competenze) disponibile nel campo della ricerca e conoscenza scientifica sulle attività culturali e creative e presente sia nel sistema universitario, sia in quello della ricerca.

Peraltro, anche se ampio e diffuso sul territorio, il patrimonio culturale campano è caratterizzato da criticità non lievi, soprattutto per quanto riguarda l’integrazione virtuosa tra singole opere, siti, manufatti e tra questi e il contesto socio-istituzionale locale.

Ne consegue che esso risulta  largamente sotto utilizzato e le attività ad esso collegate stentano a diventare un sistema integrato e interconnesso. Ciò  affievolisce  la sua forza d’urto di possibile volano di sviluppo e di driver di processi di crescita centrati sulla valorizzazione piena delle risorse locali, materiali e immateriali.

Gli ostacoli maggiori che impediscono di cogliere in pieno le opportunità del comparto si annidano in un tessuto sociale particolarmente critico in termini di densità demografica, mobilità, precarietà e frammentarietà, ma anche in una persistente debolezza strutturale dell’impianto amministrativo regionale e sub regionale.

 Lentezze, inefficienze e intermediazioni improprie dell’apparato pubblico e istituzionale, da un lato, e fragilità e atomizzazione della società locale, dall’altro, rendono difficili i processi di mobilitazione per lo sviluppo, i quali presuppongono interventi e politiche in grado di incidere contemporaneamente sulla valorizzazione dei presidi culturali e storici e sul risanamento sociale e fisico dei contesti nei quali sono innervati.

D’altra parte, ritardi e inadeguatezze dell’azione pubblica sono confermati anche dalla percezione delle imprese, che evidenziano soprattutto l’assenza di un efficace modello di gestione pubblico-privato, il disinteresse per gli aspetti gestionali del patrimonio, la  disattenzione verso i contesti urbani circostanti, l’episodicità dell’interazione con il mondo della ricerca e l’inefficienza-inefficacia degli strumenti di incentivazione. Tutto questo non deve, peraltro, far passare in secondo piano i ritardi presenti tra le stesse imprese, per quanto attiene, ad esempio, alla comprensione delle potenzialità delle nuove tecnologie e dell’informatica,  e alla socializzazione della conoscenza dell’offerta esistente.

La ricerca è stata condotta tenendo ben presente – soprattutto nelle parti propositive in cui vengono fornite indicazioni di policy - l’approccio regionale della Smart Specialization Strategy 2014-20 nell’affrontare le principali criticità, introducendo elementi di rottura nell’attuale sistema di gestione, legando insieme manufatti e imprese, patrimonio e contesto, ordinario e straordinario, pubblico e privato.  

Decisivo per una gestione efficace sarà il superamento di una visione dei beni puntiformi e isolati che punti:

  • sul collegamento organico dei beni tra loro e tra questi e il contesto territoriale, anche mediante la rigenerazione urbana, l’interazione tra soggetti pubblici, imprese, terzo settore, cittadini e consumatori in alcuni ambiti operativi;
  • su “programmazioni d’area” focalizzate sulla moltiplicazione del valore del bene e non solo sulla sua conservazione;
  • su una gestione che veda il coinvolgimento attivo dei privati.

Una politica culturale smart  in Campania  apre numerosi spazi di collaborazione tra pubblico e privato, in cui il mondo delle Associazioni imprenditoriali è chiamato a svolgere un ruolo importante, non solo di rappresentanza attiva degli interessi, ma di supporto e indirizzo, di diffusione di esperienze e modelli, di formazione e orientamento  imprenditoriale, di diffusione di una cultura progettuale avanzata.

 

                                                                                                      Giuseppe Rosa

                                                          Presidente Fondazione Mezzogiorno Tirrenico